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VOLEVO TORNARE A MIA CASA
come l'alpino Piovano si salvò la pelle
Un fulgorato frammento leonardesco recita: "Salvatico è quel che si salva". Questa narrazione colta sulle labbra d'un vivacissimo superstite dell'epopea alpina sul Don ci garantisce la fondatezza della massima. Pietro Piovano, classe '22, viene strappato ventenne alla sua rude condizione bucolica e scaraventato sulla prima linea d'una guerra che gli è indifferente; deve combattere per motivi che non lo riguardano contro uomini che gli sono fisiologicamente simpatici e che gli si riveleranno spesso amici.
L'imperativo, sussurrato all'inizio, poi sempre più veemente e consapevole è: voglio tornare a casa.
Per tornare, tuttavia, attanagliato com'è dentro le spire d'una guerra glaciale, d'una ritirata caotica e casuale, d'una peregrinazione adespota, d'una prigionia interminabile, Piero deve attingere all'infinita cisterna della sua complicità con gli elementi naturali, della sua determinazione animale, della sua volontà che è compostezza nel cuore del turbine.
Sopra ogni altra cosa, poi, Piero attinge al suo incrollabile interesse per ciò che il presente gli mette continuamente sotto gli occhi: le diverse fantasie e peculiarità degli uomini; la prodigiosa varietà naturale; l'inaudita coltura del cotone; il transito degli sciacalli afgani; la scia palpabile d'un meteorite; l'affidabile follia dei cammelli. Piero non fugge: saluta, riconosce e, se può, se ne va. Il presente gli dona il futuro.
Questa è solo apparentemente narrazione bellica. Ma è, in realtà, canto del salvatico che si salva.
Vitalità e volontà s'intrecciano. Forgiano un grumo invincibile che si pretende e si proclama pietra angolare della umana dignità.

PRESENTAZIONE

Una serie di fortunate coincidenze hanno reso possibile la stampa del libro dal titolo: "Volevo tornare a mia casa - come l'Alpino Piovano si salvò la pelle", che racconta appunto l'esperienza di un anziano racconigese durante la ritirata di Russia.
Il libro è stato curato dai nostri concittadini Giovanni Bonavia, eclettico scrittore, autore, oltre che di alcuni libri, anche di testi teatrali, e da Andrea Capello, giovane ricercatore e indagatore della Storia, e contiene la testimonianza del Signor Pietro Piovano, classe 1922.
La testimonianza così raccolta permette ai lettori di rivivere le tragiche vicende che portarono alla disfatta dell'Esercito Italiano durante la campagna di Russia dalla viva voce di uno dei tanti involontari protagonisti, che dimostra ancora oggi, a distanza di molti anni dagli avvenimenti raccontati e nonostante l'età avanzata, grandissima lucidità e voglia di condividere con tutti un'esperienza che ne ha condizionato, nella sua tragicità, l'intera vita.
Pietro Piovano non ha mai perso l'occasione, in questi anni, di narrare a tutti coloro che desideravano ascoltarlo la sua storia con il fine, soprattutto, di tenere vivo il ricordo, la memoria di tutti quei suoi compagni che non hanno avuto la sua fortuna, la sua forza d'animo e che non sono più ritornati.
Il sentimento comune che ci ha spinto, come Assessorato alla Cultura e come curatori del libro, su sollecitazione anche di molti cittadini racconigesi, è stato quello di non permettere al tempo di far tacere quella voce, di renderla, attraverso la parola scritta, disponibile anche alle future generazioni.
Adesso che il libro, superate tutte le difficoltà, è pronto, crediamo sia doveroso rivolgere un ringraziamento in primis al Signor Pietro Piovano per la disponibilità a raccontare la sua storia ed ai due curatori, che pazientemente ne hanno raccolto la testimonianza.

Le ciòche dij pérdù'

Ci accoglie il giardino di Piovan. Il suo orto possente. Forza composta, non sterile disciplina. Tra i solchi palpitano corruschi immani cavoli neri. Uno li guarda, guarda l'erompere del verde irredento, e si chiede: cosa c'è lì, sotto la terra di Piovan?
Una committenza provvidente e l'inscindibile legame con la comunità d'origine ci hanno persuasi a raccogliere - allarmati prima, stupiti poi, estasiati infine - la narrazione di Pietro Pierin Piovano, classe '22, Capo d'Arma, Decima Compagnia, Battaglione Mondovì, 1° Reggimento Alpini, Divisione Alpina Cuneense.
"È cosa estremamente difficile indurre gli alpini a scrivere", osserva Giulío Bedeschi nella Introduzione di Nikolayewka: c'ero anch'io . Tale l'autorevole giudizio di chi ha dipinto l' epos del Corpo d'Armata Alpino nella sventurata spedizione in Russia.
È vero. Piovan la sua storia non l'avrebbe scritta. Però ha trovato due bisacce piene zeppe di parole: lì, giusto nel retrobottega del cuore. Che farne?
Piovan nasce all'alba cronologica del Ventennio. Si affaccia alla macina della umana Storia quando il Fascio marcia su Roma. Cresce nella campagna spalancata, ruvida di fatiche, gremita di canti, rorida di umori. Tira su la forza dai garretti. Gli elementi naturali lo inondano. Gli imprimono nei precordi la Prima Legge: solitario non è solo.
Tutto è al suo posto. Le stagioni. Le semine. Gli istinti. Non si spreca niente. Niente. Quel che cresce, quel che avanza non ci appartiene. Meglio restituirlo. Maraman a-i serv a quaidun. As sa mai.
[..]
INDICE

Città di Racconigi - Presentazione

Le ciòche dij pérdù - Prefazione

Capitolo primo - LA VASTA GIOVENTÙ

Capitolo secondo - LA GUERRA E LA VOLONTÀ

Capitolo terzo - LA PRIGIONIA

Capitolo quarto - 29/3

Capitolo quinto - IL RITORNO

TITOLI DI CODA

ALLEGATI

Ringraziamenti




Giovanni Bonavia - Andrea Capello

VOLEVO TORNARE A MIA CASA

editore ARABA FENICE
edizione 2010
pagine 232
formato 17x24
brossura con alette
tempo medio evasione ordine
ESAURITO

18.00 €
18.00 €

ISBN : 978-88-95853-59-8
EAN : 9788895853598

 
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