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MONFERRATO ARTE E STORIA n. 31
dicembre 2019
Armature come sculture. Ipotesi sulle arti
del metallo in un Monferrato internazionale

FULVIO CERVINI

Nel patrimonio artistico e monumentale del Monferrato paleologo — quale ci è pervenuto e con il quale ci dobbiamo confrontare da storici — mancano alcune voci di non poco conto. Tra queste, una delle più deficitarie riguarda le armi, nell'accezione più vasta del termine: un'aporia tanto più significativa e dolorosa, se pensiamo al ruolo cruciale che abbigliamento e ornamento del corpo, in chiave sia civile che militare, svolgono nel vivo della spettacolarità e dell'antropologia, della retorica delle immagini e della declinazione del gusto in una corte tardomedievale. Per questo le considerazioni che seguono non possono che tenere un taglio fortemente problematico, suggerendo alla ricerca alcuni percorsi e sollevando qualche tema di metodo. L'obiettivo è non perdere di vista le armi, se vogliamo restituire un volto più completo e dinamico alla civiltà paleologa; e suggerire al tempo stesso come sul campo e in archivio esista pur sempre qualche appiglio per dar corpo (o anche solo voce e veste) ai fantasmi. Un'operazione non proprio agevole, se si pensa che oggi le armi sul campo vanno rintracciate soprattutto nei musei, e che non è sempre agevole (anzi, nella maggior parte dei casi è impossibile) sapere se un certo oggetto viene dal Monferrato o anche solo dal Piemonte, a chi era appartenuto e chi l'aveva fabbricato. Cosa che ci procurerebbe un comprensibile imbarazzo, se si trattasse di un dipinto o una scultura: ma sono le aggravanti della mobilità dei manufatti, e per certi versi della loro serialità. In assenza di una documentazione inoppugnabile — per esempio di marchi o punzoni identificabili con certezza — e nella flessibilità di un'analisi prevalentemente stilistica, è oggettivamente difficile dire se un certo elmo o una certa spada siano stati prodotti a Milano, a Brescia, a Firenze o da qualche altra parte, anche perché non tutti i pezzi dovevano uscire dai grandi luoghi di produzione. La stessa documentazione medievale ricorda la presenza di spadai anche in località medio piccole. Altra cosa era una produzione seriale di protezioni difensive e armi offensive destinata ad equipaggiare interi contingenti, e che poteva essere soddisfatta soprattutto da una organizzazione di tipo preindustriale.
Per tutte queste ragioni, un punto di partenza ideale delle nostre minime riflessioni è una coppia di bacinetti conservati nell'Armeria Reale di Torino (Musei Reali), che hanno in comune la cronologia agli ultimi decenni del Trecento, e quindi la peculiarità di essere gli unici elmi davvero medievali [..]
SOMMARIO

STUDI
Fulvio Cervini
Armature come sculture. Ipotesi sulle arti del metallo in un Monferrato internazionale

Carlo Aletto, Antonino Angelino
Gli Statuti di Casale e un giallo d'epoca

Luigi Mantovani, Antonella Perin
Palazzo Langosco a Casale Monferrato: un progetto di ricerca in divenire

Barbara Corino
A proposito della chiesa e della parrocchia del Ronzone

Maria Paola Soffiantino
I contatti tra Leonardo Bistolfì e la famiglia Lombroso: tangibili e plasmati indizi

Recensioni e segnalazioni

Attività dell'Associazione 2019

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aa.vv.

MONFERRATO ARTE E STORIA n. 31

editore ASS. CASALESE ARTE E STORIA
edizione 2020
pagine 150
formato 17x24
brossura
tempo medio evasione ordine
2 giorni

18.00 €
16.20 €

ISBN : 2038-5838
EAN :

 
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