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LACRIME & SORRISI
40 anni di palio e storia astigiana
 
OPERA REALIZZATA IN
2500 ESEMPLARI
NUMERATI DA 0 A 2499

Lacrime e Sorrisi è una galoppata dal 1967 al 2007 attraverso le vicende del Palio, accompagnate — anno per anno — dai fatti più importanti accaduti in provincia.
Per quanto riguarda la cronaca locale, l'autore ha tentato di raccontare, attraverso sintetici flash, il "divenire" della città e del territorio fissando sulle pagine i momenti più significativi, i personaggi che ci hanno lasciato, i mutamenti che hanno maggiormente caratterizzato i1 passaggio dal passato al presente, anche con qualche malizioso accenno ai "corsi e ricorsi" storici delle promesse mai mantenute, delle realizzazioni date per imminenti e poi trascinate per decenni, delle metamorfosi che i politici hanno subito nel tempo. Il Palio è stato riproposto con attenzione ai particolari, dagli sfottò tra comitati all'omaggio doveroso non solo ai "padri" della rinascita ma anche a tutti coloro che hanno contribuito a migliorare la manifestazione, dagli argomenti trattati nelle riunioni del Consiglio alla paziente ricostruzione dello svolgimento di ogni batteria in queste quarantadue edizioni: un lavoro da certosino che è costato parecchio impegno.
Le immagini, commentate sia con riferimenti alle rievocazioni storiche delle varie sfilate sia andando a "scovare" sotto i panni del figurante questo o quel personaggio, contribuiscono alla narrazione di Lacrime e Sorrisi, una galleria di volti, attimi, sussurri astigiani che non devono essere dimenticati.


Caro Paolo,
francamente mi sento in imbarazzo dovendo aggiungere parole a quelle che, con sapienza e devozione, tu avrai scritto nel tuo volume a proposito del Palio е della Città negli anni della corsa moderna.
Il Palio è un gioco, antico. E mettere le mani, oggi, su qualcosa di antico — e dunque in sè perfetto — è già uп bel godere. Grande parata a parte, il Re del torneo è Sua Maestà il Cavallo.
Asti е il suo territorio lo conoscono da sempre. I grandi, giganteschi cavalloni da tiro, oggi praticamente scomparsi, erano meravigliosi con quella loro lenta potenza (te li ricordi in campagna e anche in città che tiravano i carri di Babilano?).
Ma già qualcuno allevava, quasi in segreto, cavalli neurili, da corsa (e... là giü, n't'la scüderi-i-a... j'è na cavalin-a bianca... e si chijcadün a in 'la dima-anda... mi ai la peus pa donare...).
Negli anni, poi, molti giovani intrepidi e gasati dalla loro stessa gioventù sono saltati in groppa. Gli allevamenti si sono incrementati. Il Palio è il santuario di questa passione.
Il gioco antico continua e il cavallo, bellissimo, corre e vince, scosso e felice nella sua libertà.
Buon successo per il libro.
Un caro saluto.


Paolo Conte

IL PALIO DELLE ORIGINI

Come tutti sanno, il primo Palio di cui si abbia memoria certa è quello del 1275, corso dagli astigiani intorno alle mura di Alba dopo averla sconfitta e aver saccheggiato il suo territorio. Il cronista Guglielmo Ventura, raccontando l'episodio, specifica "sicuti fieri solet in festo Sancti Secundi", ossia "come accade di solito (in Asti) nel giorno di San Secondo".
È purtroppo impossibile stabilire quanto questa consuetudine fosse già consolidata nel 1275, anche se Ludovico Antonio Muratori nella XXIX Dissertazione sulle Antichità Italiane sostiene che sia il Palio di Asti che altre corse analoghe diffuse in tutto il nord Italia non si tennero prima della metà del tredicesimo secolo, e che comunque non vi siano testimonianze al riguardo.
Vorrei però anche qui ricordare la tesi che già ho esposto nel volume Asti, la sua storia, il suo Palio: l'origine di queste manifestazioni potrebbe essere la nascita dei liberi Comuni e, nel caso di Asti, la data in questione è il 1095. Da quel momento in poi forse si ritenne di ridare prestigio a questo tipo di gara, già diffusa in passato, proprio per sottolineare — come argomenta Gianfranco Monaca nel suo libro La storia di Asti, quasi una controstoria — la matrice del nuovo governo cittadino, non più aristocratica ma borghese. Quindi il Comune abbandona i tornei cavallereschi riservati alla nobiltà per elevare a competizione cittadina per eccellenza una corsa con cavalli senza sella (segno di abilità ma probabilmente anche di indigenza) e senza regole particolari se non quelle fissate di volta in volta. E il desiderio di dare dignità a questa competizione è evidente anche dalla decisione (presa ovviamente prima del 1275, secondo Ventura) di abbinarla alla festa patronale di San Secondo.
Un segno tangibile del legame profondo tra la città e il Palio è la determinazione con cui nei secoli gli astigiani chiesero a ogni nuovo governo non soltanto di mantenere la consuetudine della corsa ma anche di accollarsi l'onere di offrire annualmente i due drappi, uno per la festa del Santo e l'altro per la corsa, incombenza che fino al 1314 toccò ai Magistrati del libero Comune.
In un documento del 20 aprile 1401 si legge che Giovanni de Fontaines, nominato dal Duca Luigi I di Orlèans governatore della città, dà mandato al tesoriere ducale Giovanni Rotario di Revigliasco di pagare il costo dei due drappi offerti quell'armo, uno alla chiesa e l'altro destinato al vincitore della corsa.
Dal verbale di una seduta del Consiglio dei Savi del Comune di Asti, tenuta il 26 aprile 1441, si apprende di un singolare "incidente diplomatico": i canonici della Collegiata, ritenendo che il drappo offerto dal tesoriere ducale Enrico Buneo non fosse consono all'importanza dell'immagine cui era destinato, lo ridussero a pianeta, il paramento che il celebrante indossa durante la messa sopra il camice. Il tesoriere si offese e soltanto l'intervento dei sindaci Benentino de Catena e Sibaudo de Monti lo persuase a rinnovare l'offerta per l'anno in corso.
Nicola Gabiani, nella seconda edizione del suo volume Il Palio di Asti, annota alcuni fornitori di drappi: Enrico e fratelli Lupi (1462, panno celeste e verde), Gregorio della Torre, genovese (1476 e 1477, velluto grana e cremisi), Antonio Pugliese (1501), Bernardo Capello di Santa Vittoria e Raffaele Pugliese (1517), Raffaele della Torre (1519), Bernardino di Bernardino e Raffaele Pugliese (1520).
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Paolo Raviola





Paolo Raviola

LACRIME E SORRISI

editore SE.DI.CO di L. Fornaca - PROMO Pubblicità
edizione 2007
pagine 240
formato 23x30
cartonato con sovracoperta colori
tempo medio evasione ordine
2 giorni

68.00 €
34 €

ISBN :
EAN :

 
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