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I 100 PIU' GRANDI VINI D'ITALIA
scelti dalla Associazione Italiana Sommeliers Piemonte
100 grandi aziende, 100 grandi bottiglie che il mondo ci invidia: oltre le mode, oltre le classifiche, oltre i preconcetti e le ideologie del vino. Semplicemente, l'Italia dei grandi vini. Parola di sommelier.

SI', VIAGGIARE


Questo libro è anzitutto un viaggio. Un viaggio attraverso un'Italia diversa, che di rado finisce sotto i riflettori. Eppure è un'Italia grande e varia, quella del vino, e condensa in sé il meglio del nostro Paese: bellezza, legame con il territorio e le sue tradizioni, capacità di innovazione, una naturale sensibilità per il gusto, la cultura e la raffinatezza.

Bellezza: sfogliate le pagine che seguono e lasciatevi condurre dalle immagini attraverso i panorami del vino italiano. Perfino noi, che questi paesaggi li percorriamo con assiduità, che queste vigne «le camminiamo», per dirla con il maestro Gino Veronelli, nel mettere insieme i materiali del libro siamo rimasti ammirati dalla varietà di orizzonti, luci e colori, dalla diversità dei rilievi che l'uomo ha saputo ridisegnare con un lavoro di secoli. La vigna - e il paesaggio che le sta intorno - è sempre a tre dimensioni, è un insieme inscindibile di uomo, natura e storia. E nel vino questi tre elementi passano, e più passano più un vino è buono, perché acquista una sostanza immateriale che arricchisce il gusto, lo rende unico. Sono pochi nel mondo i luoghi del vino in cui uomo, natura e storia giungono a una sintesi perfetta; in Italia sono più che altrove. Tre esempi, fra i 100 che vi proponiamo: osservate il miracolo di forza e precarietà delle vigne alpine, dalle terrazze di Carema e della Valtellina alle pergole d'altura di Terlano, in Alto Adige; le proporzioni irripetibili delle colline toscane, modellate dal lavoro di generazioni di contadini che la bellezza non avevano bisogno d'impararla, perché l'avevano negli occhi e nel Dna; e, ancora, la solarità accecante dei vigneti della Costiera Amalfitana, terrazze che precipitano nel Mediterraneo oggi come ai tempi del mito.

Legame con il territorio: rispetto ad altri paesi (pensiamo alla Francia), il vino italiano in un passato ancora abbastanza vicino ha dovuto scontare non pochi ritardi in termini di capacità tecniche, di marketing, comunicazione, immagine. Le ragioni sono nella nostra storia più o meno recente. Ma se oggi si può forse affermare che la rincorsa si è conclusa o è prossima a giungere a compimento, la ragione è essenzialmente una: la capacità di valorizzare il connubio fra il territorio (cioè clima, altitudine, esposizione ecc.) e la vigna, l'irripetibilità del rapporto fra la pianta e la terra in cui essa affonda le proprie radici. In Francia questo rapporto sta tutto dalla parte della terra e prende il nome di terroir; in Italia c'è forse maggior equilibrio, perché la vite reclama la sua parte, anche e soprattutto in virtù di un patrimonio di varietà autoctone che non ha eguali nel mondo. Lo dimostra questo libro: i 100 vini che abbiamo scelto sono nati, in purezza o in assemblaggio, da oltre 50 varietà di uve diverse, in stragrande maggioranza autoctone. E fra i molti rimpianti d'una selezione come questa c'è proprio il fatto d'esser costretti a lasciar fuori decine di altri vitigni che pure meriterebbero un posto fra i grandi. È una straordinaria ricchezza: impariamo a darle il giusto valore.

Capacità di innovazione: lo capirete leggendo: nell'Italia del vino non esiste un solo modello produttivo; la realtà è assai più sfaccettata. Come paragonare i piccoli vigneron delle Langhe, contadini-artisti che da generazioni lavorano pochi ettari di vigna di cui conoscono ogni zolla, alle grandi proprietà siciliane, eredi di latifondi degni del Gattopardo? O le mirabili cantine cooperative altoatesine e certe storiche tenute nobiliari di Toscana, dove il vino si fa dai tempi di Dante, fors'anche da prima? Insomma, un modello italiano non c'è; o forse invece c'è e va proprio trovato nella diversità, nell'adattabilità alle più varie condizioni sociali, natuali ed economiche della coltivazione della vite. Al di là delle dimensioni delle aziende e delle condizioni ambientali, però, bisogna dirlo forte e chiaro: negli ultimi venticinque anni tutti hanno saputo compiere una rivoluzione concettuale che ha portato il vino italiano a raggiungere vertici di qualità riconosciuti nel mondo. Ciascuno a suo modo: chi ha puntato sulla verità del vino (che poi significa guardare al binomio territorio-tradizione sapendone cogliere 'essenza), chi sull'innovazione tecnica abbinata all'utilizzo dei vitigni tradizionali, chi ancora sull'internazionalizzazione della produzione. In un universo enologico sempre più omologato, la differenza è la nostra forza. Risultato: era dai tempi dell'eruzione di Pompei (79 d.C., un punto di non ritorno per il vino italiano) che nel nostro Paese il vino non era così buono.
SOMMARIO

Sì, viaggiare
Gli autori
Come leggere questo libro


I 100 PIÙ GRANDI VINI D'ITALIA
Valle d'Aosta
Piemonte
Liguria
Lombardia
Trentino
Alto Adige
Veneto
Friuli
Emilia-Romagna
Toscana
Marche
Umbria
Lazio
Abruzzo
Campania
Basilicata
Puglia
Sicilia
Sardegna

I consigli del sommelier
La classificazione delle annate (1980-2005)
Dalla cantina alla tavola
I produttori: le coordinate
Riferimenti fotografici




Ass. Italiana Sommeliers Piemonte

I 100 PIU' GRANDI VINI D'ITALIA

editore CAPRICORNO
edizione 2010
pagine 180
formato 17x17
brossura
tempo medio evasione ordine
2 giorni

6.90 €
6.90 €

ISBN : 978-88-7707-107-1
EAN : 9788877071071

 
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